ilariapuglia

mai più dietro un pilastro

Me lo merito. E vaffanculo.

Succede. Succede che a 17 anni ti offrono di collaborare alla Rotopress e dici di no, perché sei una ragazzina e la domenica non è proprio il massimo girare con il motorino a quell’ora deserta di pomeriggio. Succede che passi i pomeriggi e parte delle mattine al Rione Bisignano e poi alla Loggetta e ti diverti un mondo, con Fabrizio, Lucilla, Luca, PierPaolo. Succede che prendi il tesserino di pubblicista grazie alla tua amica e poi vai via, perché pensi che non è quello il modo di scrivere che ti piace, ché tu vuoi scrivere altro, di te, delle tue emozioni, di quello che provi. Succede che butti quindici anni della tua esistenza in un sogno di carriera universitaria che scopri che è l’ultima cosa che vuoi, perché quel mondo fatto di supponenza, arroganza, clientelismo e mediocrità non è quello che ti fa svegliare felice la mattina. A te piace solo andare in archivio e in biblioteca e leggere documenti di 500 anni fa e farli parlare, dargli un senso e scrivere, scrivere. Succede però che quando poi sei costretta ad andare a convegni, conferenze e seminari ti annoi sempre troppo e muori dentro un po’. Succede che nel frattempo apri un blog dove non ti chiami come ti chiami, ma sei solo “cosicomesono” e che quel blog diventa uno dei più letti della piattaforma che lo ospita, ma tu poi di punto in bianco, appena iniziano a conoscerti di persona, decidi di chiuderlo e kaput. Maledetti pilastri del cazzo di cui è stata costellata la tua vita. Eppure qualcuno lassù che sai pure forse come si chiama e che ti tieni per te deve amarti proprio assai, perché un giorno di febbraio ti vedi arrivare quel tuo vecchio compagno di studi che ti invita a scrivere per il suo sito/blog/forum/giornale/non si sa cosasia dal nome strano e con la foto di un gatto con la parrucca azzurra e allora il tuo mondo, all’improvviso, cambia. Scrivi, scrivi quello che vuoi, perché lui ti ha chiesto di fare solo quello che sai. E all’improvviso hai un pubblico, pure se nessuno te lo dice, hai qualcuno che aspetta esattamente te. Conosci milioni di persone, esci dal guscio, ogni tanto ti senti ancora un pulcino, ma cresci, cresci, restando sempre piccola piccola come a 5 anni nella foto con il foulard in testa e la faccia birichina. Succede che qualcuno che si chiama Carratelli ti legge e ti scopre e si emoziona insieme a te e allora, puf, torni indietro di vent’anni, in un pomeriggio di novembre, quando arrivi a Via Chiatamone, fuori ad una porta che una vita fa hai sognato di varcare. Entri in questo atrio lussuoso dove consegni il documento e ritiri un pass. Sbagli porta di accesso e pensi che sei la solita idiota emotiva, poi ti ricordi che devi abbattere il pilastro e ti metti il cappotto sul braccio e procedi sorridente come un bulldozer. Sali al terzo piano e scopri che la redazione è un posto normale, fatto di persone (due le conosci già), di scrivanie piene di carte, di discorsi sul nuovo governo, su oggi. Insomma, succede che ti dicono che sei una collaboratrice del Mattino e che, forse da sabato, sarai pagata per fare l’unica cosa che ti fa respirare davvero: scrivere. E torni indietro. E pensi a come sarebbe andata se fosse iniziato davvero tutto vent’anni fa. Esci da lì e chiami le persone più importanti per dar loro la notizia, compreso l’amico grazie al quale è successo. Ti sembra di camminare leggera, hai un sorriso da ebete stampato in faccia. E poi ti arrabbi. Perché in questa città del cazzo non basta essere bravi, non basta avere un talento, non basta più niente. Perché mica sei l’unica a scrivere come scrivi tu, sapessi quanti ce ne sono che scrivono così, o che sanno girare un film, o insegnare storia economica, o semplicemente giocare a pallone. Eppure se nessuno li scopre il mondo non si accorge neppure che esistono. Ed è triste, ti fa incazzare, questa cosa, assai. Vorresti fondare un partito degli invisibili, quelli che per una vita “sì, le soddisfazioni, ho una vita piena di gente che mi stima e che mi vuole bene, mi basta così, pure se non ci mangio”. Poi ti dici “vaffanculo”. Anzi, glie lo dici al mondo intero, “vaffanculo”. Te lo meriti, santo dio. Pure a Proust l’avrà scoperto qualcuno. E tu sei l’unica persona che conosci ad aver letto tutta la Recherche. Perciò mo prenditelo, quello che hai davanti. E vaffanculo.

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22 pensieri su “Me lo merito. E vaffanculo.

  1. Lorenza in ha detto:

    a me non m’hai avvertita.

  2. ilario in ha detto:

    Te lo meriti si, eccheccazz!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Avanti così, amica mia……

  3. paola in ha detto:

    sei proprio unica…….<3

  4. Lisa in ha detto:

    ne sono felice! Te lo meriti davvero

  5. Oh io la Recerche non l’ho nemmeno mai iniziata. Ma sono felice di potermi unire al tuo vaffanculo, anche se ti conosco da 5 secondi e 3 secondi dopo averti conosciuto già ti devo un caffè.

  6. Ottorina in ha detto:

    per il poco che ti conosco, per me te lo meriti !!! e sai perché ???
    Per il motivo piú semplice … perché é bello leggerti , tutto qua !!!!

  7. gennaro piccolo in ha detto:

    in bocca al lupo! il tuo percorso è diverso dal mio, cominciai tardi, proprio al Mattino, 14 anni art. 12, unico corrispondente da 4 comuni vesuviani, ti risparmio tutto quello ke ho accumulato, hai già tanta esperienza e mi piace il tuo modo di pensare (più o meno, ank’io penso che ogni mattina siamo all’inizio della carriera), non ti farò la lagna sulla gavetta (quanta ipocrisia), sul praticantato ecc., ne sai già più di me, sei già disillusa, ma con tanta voglia di credere ancora, perké il giornalismo (anzi, lo scrivere da giornalista, ke è una particolarità, non c’entra con la voglia di scrivere, la grafomania dello scrittore) beh, il giornalismo prima ke un’arte e professione è una malattia. ma sono contento per te e ti faccio i migliori auguri. ora, sono una penna quasi in pensione, da nove anni sto al comune, non ho tempo per occuparmi di cronaca, come facevo allora… è stata una bella esperienza, quando ho scritto la lettera di dimissioni per andare a lavorare al comune ho anke pianto un po’, non me ne vergogno, ma non avevo alternativa, non ho rimpianti, solo un po’ di nostalgia… e scusami se mi sono un po’ sfogato, tu non c’entri, ti sembra strano ma ti ho raccontato tutto questo solo per incoraggiarti, sono un po’ strano, è vero, ma volevo solo farti capire, solo trasmetterti ke ne vale comunque la pena, credimi… (p.s.: se ti interessa, sei in buona compagnia, perké mia moglie susy ha letto tutto proust; e ho conosciuto carratelli per il giro della campania dilettanti nel lontanissimo 1990..)

  8. Renata in ha detto:

    Mai letto la Recerche. Ma ho sul comodino Oj vita mia. E mi sento un po’ felice anche io in un giorno cosi’! Ma poi a Proust chi cazzo l avrà scoperto? 😉

  9. « Per anni abbiamo vissuto a stretto contatto tra di noi, nel deserto nudo, sotto un cielo indifferente. »
    (T.E.Lawrence, I sette pilastri della saggezza).
    Lodi a te, o Puglia, eh.

  10. Succede semplicemente che sei brava. Succede che sai scrivere. Succede che qualche volta il giusto succede.
    Complimenti!

  11. lunpik in ha detto:

    io non ho mai letto la recherche, ma ho un amico che l’ha letta tutta, però non gli ho chiesto come finiva…nella vita non si sa mai…

  12. anch’io l’ho letta la Ricerca! ci ho messo 10 mesi e ho dovuto intervallarla con altri libri per spezzare il peso, ma resta una delle mie conquiste più grandi, e l’ho amata. speriamo capiti anche a me la tua stessa occasione, va! intanto imboccallupo!

  13. Pingback: Prima abbattere i luoghi comuni. Poi riscoprire l’identità « Luce a Sud

  14. max gallo in ha detto:

    sito, o giornale on line. A tuo piacimento, ahahahahaha

  15. Eh… sai che la mia storia e’ simile alla tua. Una serie di rinunce, di occasioni sottovalutate e insomma, un po- invidio il tuo happy ending…

  16. Il tuo è uno dei post più belli che ho letto negli ultimi mesi. Bellissimo come racconti la tua storia, bellissimo come lasci trasparire la tua passione e bellissima l’idea del partito degli Invisibili.
    In un certo senso siamo simili. E chissà quanti ce ne sono come noi. Persone che hanno creduto di credere in qualcosa. Per poi scoprire con semplicità quello che avevano sempre saputo…che “l’unica cosa che ti fa respirare davvero è scrivere”. Complimenti e in bocca al lupo!
    Un’Invisibile

  17. OctoFanFanFan in ha detto:

    Succede che mi collego per caso al tuo blog e leggo questo. E penso che mi sono rotta di avere sempre ragione,quando dico a chi si avvilisce ed è tentato di gettare la spugna che solo chi non si impegna davvero e tenacemente in qualcosa non riesce.
    È così. È proprio così.
    E questa sera me ne vado a letto contenta.

  18. alda in ha detto:

    si Puglia prenditelo…
    e AUGURI…caxxo!

  19. VAI ILARIA! Ottima, splendida e folgorante notizia. E no, non predere tempo a incazzarti. Se uno vale prima o poi, qualcuno se ne accorge 🙂

  20. elda in ha detto:

    Pensieriinutili alias Elda…

  21. gabriele in ha detto:

    Ilaria, ma allora è vero che siamo fatti della stessa sostanza dei sogni!! BRAVA

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